Recensione 213: Il fiume di nessuno di Beatrice Simonetti. Vol. 1
Che rumore fa una vita che si spezza?
Non so rispondere a questa domanda però credo possa avere il suono delle parole di Beatrice.
Non è facile scrivere una storia così, né lo è leggerla. Ci vuole coraggio per entrambe le scelte.
Nessuno dovrebbe spezzare una vita umana e quando succede ad un popolo, vuol dire che quelle vite non hanno nessun valore per chi ne decide le sorti. Nessuna identità e nessuna patria quando la patria chiama alla guerra.
Beatrice riapre ferite mai del tutto cauterizzate nella Storia dell'umanità dando
voce a quella gioventù spezzata durante la Prima Guerra Mondiale.
Conosco la potenza distruttiva della scrittura di Beatrice, una forza da cui è necessario difendersi con delle pause. L'ho vissuta con Two'Morrow, la storia di Lowell, Lowell come Ben, anime difficili da dimenticare. Scrivere i loro nomi basta a farmi sentire la delicatezza con cui vorrei toccarli e il dolore da cui vorrei sottrarli. E conosco la potenza costruttiva della narrazione di Beatrice, quella che non permette di abbandonarla, impossibile non andare avanti anche quando tutto grida: Salvati! Salvateli! Salvatemi! Quella che pone domande scomode e necessarie, una fra tutte: la disumanizzazione della guerra come ci spezza, quale parte fa emergere, il bene o il male, dentro di noi?
Ben e Felix, protagonisti, risponderanno in modo del tutto imprevisto, con loro Beatrice ha rovesciato totalmente le sensazioni iniziali, lasciandomi incredula. Liesen risponderà andando a cercare la verità della famiglia Handler, capace di travolgere chi legge. Alcuni useranno il male per fare il bene; altri rimarranno fedeli alla propria anima, altri ancora non avranno modo di rispondere, uno fra tutti Jurgen, oh Jurgen, che ha combattuto un altro tipo di guerra.
Gli inizi di Beatrice non sono mai semplici, la linea temporale intrecciata tra passato e presente richiede attenzione: la storia dei personaggi si innesta in quella di una famiglia, che a sua volta confluisce nella Storia corale di una generazione sacrificata. Eppure Il fiume di nessuno è uno di quelle storie che devono essere attraversate. Superato il filo spinato iniziale, si viene travolti da un flusso che non lascia scampo: non salva, non consola, non assolve, trasforma anche noi in reduci.




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