Rubrica Tu leggi io scelgo. Recensione 214: Kori no Hoshi: Una stella nel ghiaccio di Eva Milani
Kyōji credeva di bastare a se stesso. Poi è arrivato Tomoya, e le leggi della fisica hanno smesso di funzionare.
A sedici anni, Hoshikawa Kyōji è convinto che il mondo sia una serie di variabili facili da controllare. Ma Kuragane Tomoya è l’eccezione che distrugge ogni regola: imprevedibile, esuberante e determinato a farsi notare a ogni costo.
Distanti trecentocinquanta chilometri, i due non hanno nulla in comune; compreso il fatto che Tomoya sembra essere la persona meno gay del pianeta. Kyōji non è disposto a farsi complicare la vita da una banale reazione biochimica, ma il destino sa essere ironico, ostinato e spiazzante.
Sul ghiaccio sottile dell’adolescenza, Kyōji scoprirà che l’equilibrio è un’illusione e la felicità una sfida che richiede tutto il suo coraggio.
Il giovane Kyōji tiene le emozioni dentro, trattenute, senza lasciare entrare nessuno tantomeno l'ingombrante Tomoya. La sua è una strategia di difesa perché Se non dai a vedere che qualcosa ti ha colpito allora non ti ha davvvero colpito. Kyōji ha saputo costruire intorno a se una corazza fatta di sagacia e di un’ironia sottile e raffinata.
L'altrettanto giovane Tomoya occupa invece lo spazio esterno con la sua presenza, senza arroganza. Determinato, brillante e creativo, tende verso le stelle perché vuole tutto con un’avidità leale. Desidera con una costanza che travalica ogni opposizione, entrare nel mondo di Kyōji. Il suo è un movimento opposto ma complementare: non contenere, ma raggiungere; non difendersi, ma esporsi.
Se Kyōji ha sempre una replica pronta, Tomoya risponde con un’azione. Sono diversi nel modo di affrontare la vita e l’amore, e proprio in questa differenza si incontrano, non annullandosi ma mettendosi in discussione.
Nei dialoghi tra i due c'è un lessico privato ed intimo prezioso, fragile, contradditorio e inquieto, come è l'adolescenza, questo dover crescere, con un corpo che cambia e spinge per cedere alle propri inclinazioni, con un'anima in balia delle emozioni, dell'amore.
Ho amato le parole sagaci di Kyōji tanto quanto la determinazione attenta di Tomoya. Ed ho amato gli altri comprimari, primi fra tutti il nonno e Akabane, così come mi sono divertita a leggere le chat di gruppo di Tomoya e Kioji con i rispettivi amici.
Ed è l'amore che scardinerà ogni logica, rendendo prezioso ciò che si ama agli occhi di chi ama e, di riflesso, anche agli occhi di chi quell’amore lo osserva.
In Una stella nel ghiaccio di Eva Milani, la preziosità si rivela lentamente, nelle pieghe dei silenzi, negli sguardi trattenuti, nelle parole non dette o dette al contrario, o dette così chiaramente da essere ingombranti.
L’autrice rende prezioso anche chi legge, grazie all'attenzione dedicata all'edizione e alle ricche pagine in cui spiega la linea del tempo o alcuni usi della lingua giapponese. Ci rende partecipi attraverso una scrittura delicata e un lessico ricco, mai verboso.
Dove vuoi stare dentro o fuori?
Chiede Tomoya a Kioji. Un invito a sceglire in un momento delicato come è quello dell'adolescenza. I protagonisti impareranno, ognuno a modo suo, che le cose preziose hanno bisogno di tempo, come ne ha bidogno Kioji, di cura e costanza, come sa fare Tomoya, per poter essere scelte.




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