Lettura 224: La foresta trabocca di Ayase Maru
Le donne che non conoscevano il mondo, che non conoscevano gli uomini, che non conoscevano le cose, e mostravano le loro debolezze in maniera chiara, venivano amate. Diventa una donna da amare, il padre le aveva suggerito con molta semplicità quello che secondo lui era il tipo di vita più vantaggioso per lei.
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Pag. 160 Narrativa contemporanea, Pubblicazione: 30-06-2023 ⭐⭐⭐⭐/5 |
Mi sono inoltrata, con curiosità, nella bizzarra foresta di Rui, una delle protagoniste, ascoltando le diverse narrazioni al femminile ed una sola imperiosa, maschile.
A darmi sollievo la brezza leggera della scrittura, l'umidità della pioggia e delle lacrime.
L'autrice si interroga sui ruoli di genere costruiti dalla società giapponese e sul peso che ha la letteratura, il protagonista è uno scrittore, in questa costruzione.
I ruoli sono incisi, come un bagaglio genetico, dopo la nascita. Sono femmina, cromosomi xx, devo essere conciliante, parlare poco e con tono pacato, ascoltare sorridendo, sobria nel vestire, in poche parole nessuna intraprendenza.
Sono maschio, cromosomi xy, devo essere competitivo , dare il meglio di me, non essere debole, nessuna emotività in poche parole intraprendente e soprattutto vincente.
Ma quando le donne si interrogano scoprendo che la misura é colma cosa succede? Traboccano: Rui da spazio alla rabbia dando vita alla foresta; Kinari si sdoppia moglie e amante; Akiko scappa senza lasciare tracce e Shirosaki decide di affrontare la questione.
E quando si affronta la questione?
Si scopre che per i maschi è faticoso essere vincenti, che quando affermano con tono svilente e infastidito: 𝘣𝘦𝘢𝘵𝘢 𝘢 𝘵𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘦𝘪 𝘱𝘢𝘨𝘢𝘵𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘴𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘢𝘥 𝘢𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘳𝘦 forse si nasconde un malessere, lo stesso di chi invece deve essere conciliante. Si scopre anche, però, che non vedono soluzioni se non utopiche.
Invece Ayase Maru sul finale disegna una via per la società e per il ruolo della cultura. Non so dirvi se la via è del tutto percorribile, ci sto ragionando, ma la frase detta dalla protagonista di un'altra storia risuona nitida in me: 𝘯𝘰𝘯 𝘮𝘪 𝘱𝘪𝘢𝘤𝘤𝘪𝘰𝘯𝘰 𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘳𝘨𝘪𝘯𝘪.
Cosa sono i ruoli se non argini? E il traboccare é andare oltre gli argine, i ruoli, gli schemi.




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