Lettura 225: Two'Morrow di Beatrice Simonetti
Mi è stato concessi il lusso di chiudere gli occhi, di voltare le spalle, ignorare il problema. Ho questa possibilità, ma talvolta mi sembra più una condanna che un privilegio.
Se ad un certo punto l'immagine del mondo, costruita dalla società e dalla famiglia in cui si cresce, non coincide in nessun modo con la realtà tangibile, davanti a noi, ci sentiamo increduli, traditi e in lotta con noi stessi. Ci si sente come Mirthie quando incontra Lowell, l'anomalo.
Mi disprezzo, perché non riesco ad allontanare l'immagine distorta che la società mi ha mostrato degli anomali.
Quando la vita viene segregata, mortificata, quando si è figli di una guerra non vissuta, quando una razza diventa il capro espiatorio di tutto il male per ripulirsi la coscienza, allora, se si sta dalla parte ferita, ci si sente spezzati. Ci si sente come Lowell quando incontra Mirthie, l'umana.
Decidere di vivere mi appare ben presto la scelta più atroce che io abbia mai preso.
Ma quando Mirthie e Lowell, i protagonisti di questa storia, guardandosi negli occhi scoprono le stesse paure, la stessa sicurezza, la stessa voglia di essere liberi beh si crede ancora a qualcosa di bello.
Ci osserviamo immobili, in contemplazione, come se vedessimo nell'altro una finestra spalancata sul mare, anziché una persona in carne e ossa.
Beatrice Simonetti ha una scrittura adamantina, con cui costruisce una storia feroce e delicata. L'autrice narra in prima persona in modo perfetto e le emozioni di tutti, ma proprio tutti, arrivano dirette mentre la storia scorre. Struttura la trama con pov alternati dove il tempo ha un ruolo importante, ho trovato geniale come lo gestisce nei capitoli. Two'Morrow è una storia dove la violenza pungola spesso, obbligando ad affrontarla. Chiuso il libro, però, ciò che é rimasto sulla pelle é la delicatezza, é l'umanità di Lowell, un balsamo per le ferite.
Sì Lowell ha lasciato su di me un dolce profumo, persistente.


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